Boutique Seduzioni di Carola
    Moda e design: atipico, elegante e sensuale; ecco“Seduzione”, negozio di intimo di Valeria Marini

ROMA - Domenica 9 dicembre 2007 è stato inaugurato a Roma, nei pressi di Piazza Cavour, la Boutique di intimo dell’attrice e stilista Valeria Marini: pensato dall’architetto Luigi Angelo Tartaglia, docente della facoltà di Architettura dell’Università di Roma “La Sapienza” e prestigioso professionista, appare accattivante e contro tendenza, un’icona del lusso e della seduzione. Un negozio la cui elegante atipicità è il gioco forza di un concetto ampio e ricercato sul desiderio di spingersi verso la sensuale provocazione delle donne che vestono l’intimo di Valeria Marini. Lasciamo parlare l’architetto della sua particolarissima creazione.
Come è nato, Architetto, il suo progetto per il negozio della Signora Valeria Marini?


Il progetto per Valeria Marini è nato dopo una lunga collaborazione con la Signora stessa, la quale aveva delle idee molto precise su come volesse il suo primo punto vendita a Roma, chiaramente tutto in linea con il concetto della seduzione. Secondo quest’idea abbiamo affrontato il discorso in diversi modi: formulando alcune idee iniziali, un po’ più in linea con le tendenze attuali di franchising, e poi spingendoci verso un’immagine che non fosse banale ed esigua nelle linee e nei materiali come spesso si trova nei punti vendita moderni, tutti improntati sulla stessa filosofia.”

Interno Negozio seduzioni di Carola
Qual è stato lo stimolo che vi ha spinto a trovare queste soluzioni?

Da parte di Valeria Marini c’è stato un grosso coraggio nel voler creare un’immagine in linea con il modello della lingerie che voleva promuovere, per questo ci siamo basati sul Glamour, sulla seduzione, sull’immagine, sul glittering, il cui scintillio di strass e di Swarovski, inseriti nella sua lingerie e negli abiti stessi, fa parte di una tendenza internazionale di lusso. Poi la Signora stessa citava sempre l’evento della Victoria Secret che ha lasciato parlare tutti i giornali di New York per la sua ricercatezza ed esclusività. Ecco quindi che nel suo negozio Valeria Marini vuole immaginare il mondo della Victoria Secret cercando di trasmettere in noi la volontà di creare un punto vendita in cui la donna potesse trovare un ambiente molto personale, femminile, intimo, per tirar fuori quasi inconsciamente il meglio di sé. Per questo motivo abbiamo pensato ad un negozio, usando sempre i colori del logo della Signora: l’argento ed il fucsia, con delle linee ridondanti ed una serie di dettagli particolarissimi tra cui le forme morbide e non spigolose; a questo proposito vorrei ricordare che il primo progetto prevedeva nella forma delle appenderie la silouette della Signora Marini. Se devo riferirmi ad un modello forse il negozio ha una forte personalità quasi neobarocca, perché Valeria Marini vuole trovare la ricercatezza nella lingerie del ‘700 quando c’era la guepiere, il pizzo e vari tipi di dettagli che col tempo sono spariti.
Qual è il tema conduttore della progettazione del negozio e dove si rispecchia l’Architetto Tartaglia?

La Boutique ha tre matrici: la carta in pizzo serigrafato, che riprende il logo della Signora, le cornici specchiate, anch’esse di merletti tondeggianti, che diventano il quadro in cui la lingerie è protagonista, secondo una tendenza partita diversi anni fa dagli U.S.A. di creare questi negozi amorfi in cui il capo fosse il protagonista degli ambienti ed il pavimento. È un’immagine un po’ diversa da me, come professionista sono un contemporaneo quindi ho sempre fatto architettura high-tech, sviluppando interni in cui ci fosse una grossa personalità che mi rispecchiasse, ma ritengo che un professionista debba sapersi cimentare nella richiesta della clientela anche se è diversa dalla nostra personalità professionale. Infatti alla fine siamo riusciti a realizzare il suo desiderio tanto che lei è stata pienamente soddisfatta e si è complimentata.
Ci racconti un aneddoto, una curiosità sul negozio “Seduzione” di Valeria Marini.

Ma non saprei, una cosa simpatica possono essere le telefonate tra me e la Signora Marini che, avendo capito che eravamo entrambi due persone con un carattere forte, esordivano sempre con : < non ti arrabbiare, ma ti devo dire questo> oppure con <scusami ma ti devo comunicare questo>. Per la cosa brutta, forse, potrei citare alcuni cromatismi: noi avevamo pensato ad un pavimento diverso in porcellanato di color argento per dare il senso della ricchezza: il pavimento doveva diventare un’icona dello spazio, mentre poi è stato scelto un vinilico che non riesce appieno a trasmettere la stessa idea di opulenza e di immagine forte.


In conclusione Architetto, ci parli dei fondamenti dell’Architettura degli interni.

L’architettura è un mondo per cui se iniziamo a parlarne ora non ne finiremo più. L’architettura degli interni è una disciplina molto più complessa dell’architettura pura, perché per fare un edificio nella sua manifestazione esteriore ci sono meno dettagli e meno specifiche rispetto a quelle che si vanno a creare quando si realizza un interno. Le tre parole fondamentali che esprimono il mio concetto sull’ Architettura degli interni possono essere quelle che cito sempre quando dico che l’architettura degli interni bisogna SENTIRLA, CREARLA e VIVERLA. L’Architettura in generale la devi prima sentire dentro, non puoi fare l’Architetto se prima non senti di essere un Architetto; ovvero per essere un Architetto bisogna avere una tale ed ampia cultura che comunque esprima quello che siamo, quindi tanto è più forte la sedimentazione interiore della nostra cultura tanto più riusciamo a manifestare concetti forti ed importanti. L’Architetto non è una tabula rasa che si occupa solo di un ramo dello scibile ma deve conoscere tante cose e si deve interessare di tanti settori perché da qualsiasi settore possa arrivare lo stimolo, da li può arrivare l’input per l’idea progettuale.